I sindaci delle citta’ metropolitane hanno sottoscritto un appello affinche’ il Governo esenti i Comuni dal pagamento dell’Imu per gli immobili comunali. “I sindaci delle citta’ metropolitane – si legge nel comunicato – rivolgono al Governo e al Parlamento un pressante invito a modificare la disciplina dell’Imu e ad accogliere gli emendamenti presentati dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani.

Va in particolare modificata la norma del decreto che sottopone a tassazione Imu i beni di proprieta’ comunale, che erano esenti dall’Ici e dall’Imu”. “Con questa norma il Comuni avranno l’obbligo di versare allo Stato il 50% del relativo gettito e, per l’altra meta’, vedranno ridursi ulteriormente il Fondo sperimentale di riequilibrio, gia’ oggetto di ripetuti tagli – spiegano i primi cittadini di Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Milano, Napoli, Torino, Trieste, Roma e Venezia -.

I Comuni dovranno pagare allo Stato l’Imu sulle case popolari di loro proprieta’; la stessa cosa dovranno fare i vari Istituti Case Popolari presenti nei Comuni italiani. Si tratta di una norma profondamente ingiusta che toglie ulteriori risorse ai Comuni e mette in ulteriore grande difficolta’ gli enti locali che hanno maggiormente investito sulle politiche per la casa. E’ questo il caso dei grandi Comuni che hanno un cospicuo patrimonio di edilizia residenziale pubblica”.

L’appello pare avere comunque orecchie attente e pronte ad ascoltarlo. “E’ emersa l’esigenza di apportare modifiche di miglioramento ad alcuni specifici settori dell’ordinamento tributario. Si tratta infatti della disciplina dell’Imu, con riferimento alla possibile introduzione di agevolazioni per immobili agricoli strumentali e gli alloggi degli istituti autonomi case popolari”, ha affermato il presidente della commissione Finanze del Senato, nonché relatore del decreto fiscale, Mario Baldassarri. Entro lunedì si dovrebbe fare il punto sulle modifiche da introdurre nel decreto fiscale: Baldassarri ha precisato che per il momento non ci sono emendamenti a firma dei relatori.

“Non abbiamo ancora valutato né deciso – ha detto a margine dei lavori delle commissioni – ora faremo una valutazione congiunta con il governo sui pareri da dare agli emendamenti presentati”. Sulle attese proposte di modifica da parte dei relatori e del governo “si valuterà in seguito”. “Faremo – ha concluso Baldassarri – tutto quello che è necessario per varare il provvedimento nei tempi e portarlo in Aula nella settimana del 2 aprile così da farlo arrivare alla Camera prima di Pasqua”. Martedì scorso il sottosegretario all’Economia, Vieri Ceriani, aveva dichiarato che bisognerà “vedere come intervenire” sulla questione Imu, viste anche le richieste di modifica arrivate dai senatori. Aggiungendo che per il “futuro” sarebbe “di estremo interesse poter individuare uno strumento normativo ordinario e a carattere annuale con il quale apportare modifiche settoriali e mirate al complesso delle norme in tema di entrate tributarie”. Per quanto riguarda il problema dell’impatto dell’Imu sugli immobili agricoli, dopo l’allarme lanciato nei giorni scorsi dalle confederazioni degli agricoltori, ieri i primi numeri ufficiali sono giunti dall’Agenzia del territorio.

Il direttore Gabriella Alemanno, in un’audizione della commissione Agricoltura del Senato, ha riportato alcuni calcoli fatti dall’Agenzia del Territorio, dove si evince che per alcune tipologie la nuova imposta sarà molto salata. Per un’abitazione rurale di cinque vani con rendita catastale pari a 322,79 euro (che era esentata dall’Ici), con l’Imu 2012 si troverà a pagare 16,91 euro se prima casa e ben 412,14 se seconda casa. Per quanto riguarda un fabbricato rurale ad uso strumentale, ad esempio una stalla di circa 800 mq e con una rendita catastale pari a 2.117,47 euro (che era esente con l’Ici 2011) si dovranno sborsare per l’Imu 266,80 euro. Infine, per un terreno agricolo di tipo seminativo irriguo di 1 ettaro con un reddito dominicale pari a 90,38 euro si passerà da 50,84 euro a 94,45 euro se imprenditore agricolo professionale o coltivatore diretto o a 111,62 euro se si tratta di altri soggetti.

 

Giuseppe Manfredi

 


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