Il Ministro della Cultura francese ha presentato nei giorni scorsi un disegno di legge per la modifica della disciplina francese in materia di equo compenso per copia privata nel senso indicato dalla Corte di Giustizia UE e, più di recente, dallo stesso Consiglio di Stato francese.

L’eliminazione definitiva di ogni obbligo di versamento di compenso per copia privata per tutti i supporti e dispositivi venduti in ambito professionale e l’obbligo di puntuale informazione del consumatori – sotto pena di una sanzione di 3000 euro – circa la misura dell’equo compenso, sono le due novità più rilevanti della nuova legge che il Parlamento dovrà votare entro dicembre.

E in Italia?

Nel nostro Paese, SIAE e Ministero dei beni e delle attività culturali continuanoa far finta di non aver compreso  l’esigenza – a seguito dell’ormai non più recente decisione della Corte di Giustizia – di una radicale modifica della disciplina vigente (il famigerato Decreto Bondi) ed il TAR Lazio, dinanzi al quale pende un procedimento per l’annullamento del Decreto Bondi, continua, da parte sua, a ritardare la decisione.

Il risultato è che decine di milioni di euro continuano a confluire nelle casse della SIAE, versati da imprenditori che mai e poi mai utilizzeranno supporti e dispositivi per l’effettuazione di una copia privata.

E’ l’ennesimo scandalo italiano. Una vergogna di Stato in nome del diritto d’autore.

Difficile, in un contesto del genere, meravigliarsi della circostanza che il principe dei diritti di proprietà intellettuale conosca, nel nostro Paese, una delle fasi di maggiore impopolarità della sua lunga ed onorata carriera.

Non è colpa dei principi contenuti nella disciplina autorale ma di chi quei principi continua a distorcere e piegare a proprio uso e consumo e di chi – forte, peraltro, di un anacronistico regime di monopolio – attua ed applica ogni giorno le regole autorali anziché nel segno dell’equilibrio, nel segno del miope obiettivo di accantonare quanto più denaro possibile nelle proprie casse prima dell’inesorabile – ed ormai prossimo – “rien ne va plus!”.

Ma la musica e le regole del gioco stanno per cambiare.

Lo stesso Ministro della cultura francese, infatti, tra le righe del proprio disegno di legge così come nel comunicato stampa con il quale lo ha annunciato è stato costretto ad ammettere – sebbene solo implicitamente – che chi ha versato somme a titolo di equo compenso per copia privata nell’ambito di acquisti di natura professionale, ha diritto a vedersi restituire quanto lo Stato gli ha chiesto.

E’ ora, dunque, di fare altrettanto anche in Italia ed agire per la ripetizione delle centinaia di milioni di euro che sono, sin qui, piovuti nelle casse di SIAE per supporti e dispositivi che non hanno poi raccolto nessuna copia privata.

Non c’è tempo da perdere perché, altrimenti, il rischio è che prescrizioni e/o artifici da legulei di Palazzo precludano questo genere di azioni.

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Guido Scorza
Un avvocato civilista che ama in pari misura il confronto in Tribunale e la negoziazione, in punta di penna, tra le pieghe di un contratto. Un blogger e giornalista, a detta di molti, polemico animatore del dibattito sulla politica dell’innovazione nel nostro Paese. Un docente universitario di diritto delle nuove tecnologie, perdutamente innamorato della ricerca e della didattica. Un appassionato difensore dei diritti civili in Rete per la ferma convinzione che Internet può e deve divenire la nuova agorà democratica del Paese che verrà e che, probabilmente, in molti sogniamo. Nel tempo libero, presiedo l’Istituto per le politiche dell’innovazione e giro il mondo a caccia di frammenti di storie, emozioni e colori da catturare attraverso la macchina fotografica. Per saperne di più potete visitare il mio blog [www.guidoscorza.it], il sito del mio Studio [SR&Partners, www.sr-partners.it] lanciare una googlata, cercarmi su 123 People o, piuttosto, mandarmi una mail ed invitarmi a prendere un caffè.

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