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Tecnologia 26 febbraio 2011, 14:03

L’acquisto dei software online: i market delle applicazioni

Sono applicabili le norme vigenti in tema di programmi per elaboratore ?


Sono trascorsi solo pochi giorni da quando il colosso Google ha ufficialmente lanciato la propria piattaforma web che consente di acquistare direttamente dal proprio browser applicazioni per smartphone dotati del sistema operativo Android, prodotto dalla stessa Google. Di sicuro si tratta di una novità di grande rilievo pratico per i possessori di telefoni Android, ma si tratta anche di un nuovo modo di concepire l’acquisto e l’utilizzazione del software che offre l’opportunità di approfondire alcuni degli aspetti giuridici coinvolti da questi nuovi mezzi.

A dire il vero l’acquisto via Internet del software, lungi dall’essere una novità introdotta solo di recente, è ormai una modalità di approvvigionamento delle applicazioni ben nota ed ampiamente utilizzata. I cosiddetti “market delle applicazioni” sono abbastanza diffusi già da diversi anni, come potranno confermare i possessori di Iphone; inoltre, la comodità offerta da questi strumenti è stata tale che recentemente un market delle applicazioni è nato anche per i sistemi desktop Apple, mentre gli utilizzatori di GNU/Linux conoscono da diversi anni l’uso dei sistemi di gestione centralizzata del software. La nascita e lo sviluppo di questi sistemi di approvvigionamento di applicazioni, per i quali non esistono specifiche disposizioni normative, rende interessante verificare se ed in che modo le norme giuridiche attualmente in vigore – che disciplinano l’acquisto di quelli che la nostra Legge sul diritto d’autore (L. 633/1941) definisce programmi per elaboratore – siano tra di loro compatibili.

In un primo momento si potrebbe essere portati a sostenere che, giuridicamente, non si realizza nessun cambiamento rispetto al recente passato. D’altronde, così come sino ad ora si è acquistata una copia del software direttamente dal sito web del suo produttore o da siti web specializzati nella vendita online, allo stesso modo i market delle applicazioni non fanno altro che creare un luogo centralizzato dal quale acquistare o scaricare gratuitamente copie di applicazioni per il proprio smartphone, tablet o personal computer. Eppure, come avremo modo di vedere, non si può essere d’accordo con una tale visione che apparirebbe oltremodo riduttiva e che non prenderebbe in considerazione alcuni aspetti peculiari della diffusione del software attraverso questi strumenti.

Diventa, dunque, interessante provare a comprendere, sebbene per grandi linee, quali sono i più rilevanti temi giuridici che vengono coinvolti dall’uso e dalla diffusione dei market delle applicazioni. Ciò, in primo luogo, dal punto di vista dell’acquirente – principalmente un consumatore – ma anche dal punto di vista del produttore di software che decide di permettere la distribuzione della propria opera dell’ingegno attraverso il market. Occorre rilevare sin da subito che l’analisi delle problematiche giuridiche relative alla disciplina dei market coinvolge almeno tre profili: gli aspetti contrattuali relativi alle condizioni d’uso del market, gli aspetti legati al diritto d’autore ed alle licenze d’uso del software, le possibili implicazioni in tema di privacy.

Uno degli aspetti maggiormente critici coinvolti dall’uso del market delle applicazioni riguarda i termini e le condizioni d’uso dei market medesimi; che si tratti di sistemi di gestione delle applicazioni effettuati via web o che si tratti di sistemi che sfruttano un’apposita applicazione, non si può prescindere dalla regolamentazione dell’uso del market. La disciplina dell’acquisto è estremamente differente da un acquisto di software con i mezzi tradizionali. Infatti, da un lato tramite il market si otterrà l’immediata installazione della nuova applicazione sul proprio computer e/o device e ciò implica che, a titolo di esempio, la cessione a terzi del prodotto potrebbe non essere realizzabile da un punto di vista meramente tecnico e non solo contrattuale e, dall’altro lato, si è costretti ad accettare sin da subito determinate “regole” specifiche per la globalità del market e che riguardano anche l’uso dell’applicazione acquistata. E’ interessante dunque cercare di comprendere se le condizioni che impongono tali restrizioni possano essere considerate legittime nel nostro Ordinamento, anche alla luce della disciplina di tutela del consumatore. Non sfuggirà, ad esempio, che spesso viene offerto un diritto di recesso diverso da quello disciplinato dal Codice del Consumo (si pensi alla condizione contrattuale dell’Android Market di Google che rende possibile la “restituzione” dell’applicazione entro 15 minuti dal download).

L’altro aspetto estremamente rilevante e sul quale vale la pena riporre l’attenzione, riguarda le implicazioni dal punto di vista delle licenze del software acquistato tramite i market. Come noto, l’utilizzo del software è generalmente regolamentato dalla licenza d’uso e se tradizionalmente, per ogni singolo software acquistato si era soliti dover accettare i termini della licenza, l’utilizzo del market altera il rapporto che sino ad oggi si era instaurato tra l’utente del software ed il creatore di quest’ultimo. Infatti, prelevando l’applicazione tramite il market non è sempre chiaro quale sia la licenza d’uso di ciò che si sta acquistando. Ci si domanda, dunque, quale sia la disciplina giuridica applicabile in tali casi e quali sono i diritti dell’acquirente. E’ altresì interessante rilevare in che modo, in relazione ai singoli market, lo sviluppatore continua a mantenere – o meno – il pieno controllo della propria applicazione e se è messo nelle condizioni di poter scegliere non solo se distribuire la propria opera a pagamento o gratuitamente, ma anche con un particolare tipo di licenza d’uso.

Infine, sin dai primissimi giorni di disponibilità dei market, si è immediatamente posto un ulteriore problema in relazione al reale rispetto della privacy dei suoi utilizzatori. Tale argomento sembrerebbe totalmente avulso dal contesto, ma, come dimostrato anche da recenti ricerche sulle applicazioni diffuse tramite i market per Iphone e Android, così non è. Si corre il rischio di accettare condizioni d’uso del market e, dunque, delle applicazioni che prevedono l’utilizzo di dati personali; tant’è che accade frequentemente che le applicazioni prelevate dai market costringano a rinunciare a determinate tutele previste dall’Ordinamento in materia di privacy. Non è raro, infatti, acquistare software, soprattutto quando ciò avviene tramite gli smartphone, che richiedano di avere accesso ad alcune funzioni dell’hardware e del sistema operativo potenzialmente rischiose.

In conclusione, si può affermare senza timore che l’utilizzo dei market delle applicazioni sta cambiando – o ha già cambiato – le modalità di fruizione delle tutele che il nostro Ordinamento giuridico assicura in tema di programmi per elaboratore: E’ altamente probabile che nei prossimi mesi si avvertirà l’esigenza di delineare con precisione la disciplina giuridica dei market che sia rispettosa dei principi espressi dal nostro Ordinamento.


Pubblicato da il 26 febbraio 2011 alle 14:02 in Tecnologia
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Stefano Laguardia

avvocato, presidente del Linux User Group della Basilicata

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